Balcani

Questo è ciò che oggi resta di quel viaggio immenso…

Buona lettura!

Mostar, Bosnia ed Erzegovina, dal minareto della Moschea di Koski Mehmed-Pasha.

<<Quel che il presente oscura…

Resta.

Nelle rocce che si buttano a capofitto nel mare,

negli ulivi, nei pini, nella vegetazione potente che nasconde la terra.

Negli occhi assenti e profondi, in cui si può provare a sentire ma dentro ai quali ti è negato vedere.

E poi nel mare…quel mare ovunque.

Nell’ odore della terra, nei campi vasti ed infiniti ai lati delle statali,

nei volti immobili di chi vende il raccolto nelle aree di sosta,

tra la polvere ed il sole cuocente oltre il tramonto.

Resta. In quei sentieri di cui pochi sanno, nei passaggi improvvisati di un tempo,

ora passerelle che conducono a spiagge e calette, per metà turistiche

e per metà di chi ancora le rimpiange.

Dietro ad ogni angolo case in pietra affiorano tra le colline e le scogliere,

abbandonate alcune e distrutte altre, ma ancora ben salde alla radice.

Si lasciano guardare da chi non fa domande e da chi vorrebbe farne.

Resta. Nelle croci fra le sterpaglie di cimiteri senza cancelli,

nelle casupole di sassi e cemento che offrono ombra a pendolari e viaggiatori.

In quel territorio che si modifica, si distingue e si somiglia.

Nelle farfalle che aprono i sentieri, negli insetti sulla pelle,

nelle lucertole al sole, nei serpenti che strisciano tra le foglie cadute dai fichi, nei ricci che di notte se ne vanno in giro.

Nell’odore e nel fumo della carne che brucia ai bordi delle strade.

Nelle bandiere di ieri ed in quelle di oggi che si muovono con il vento e con un orgoglio in parte ignorato.

Giungendo in un altro luogo, resta.

Nelle frontiere che si susseguono sfiduciose le une alle altre.

Ed è ancora terra, ancora mare.

Resta. Nel rumore di piatti e bicchieri, nelle voci straniere di un litorale

che ti sorride tra bellezza e giri loschi.

Proseguendo per pochi chilometri, resta. In altre barriere che si aprono, chiudono e si separano.

Resta, nelle montagne che ti accolgono e lasciano pensare…

Te lo lasciano fare a lungo, fino a quando dagli angoli della terra  si vedono tavolini di miele, di more ed altri raccolti,

tenuti all’ombra da ombrelloni un po’ fuori contesto

e sorvegliati da donne e uomini appoggiati su una sedia

o nascosti sotto i rami di un albero.

Aspettano….

Guardano altrove, fanno una pausa

ed abbandonano i tavoli alla loro stessa natura.

Resta, nei paesi dove le botteghe esplodono di utensili fino alla carreggiata,

nelle casse di legno che strabordano di verdure e frutti.

Nei negozianti che ti accolgono e si cercano fra loro,

mentre tentano di comprenderti parlando le tue lingue.

Amano raccontare ed il loro tempo

lo ricorderai a lungo tra i loro sorrisi e gli arrivederci.

Non c’è un solo passo che non lasci impronta.

Circondata da infinite tonalità di grigio

da sembrare i protagonisti di un film ancora in bianco e nero,

per poi essere inghiottiti da una qualche montagna

e rigettati istanti dopo nella vita.

Resta.

Nella vita che tuttora prosegue nelle due tonalità,

tra ponti, fiumi e palazzi

che si sostengono feriti.

Resta, nell’odore invitante che fuoriesce dai casotti improvvisati.

Nelle salite, discese e svincoli che disorientano

fino a che non sopraggiunge l’ennesimo sguardo ospitale.

Tutto si succede, nulla si divide, al massimo si dirama,

ma ci si sente uniti dalla stessa cosa.

E’ difficile da spiegare ma è come essere legati

al filo infinito di un solo gomitolo.

Resta.

In quel mercato tra le pietre ed il mio passo ondeggiante,

per sempre la voce, gli occhi e le mani di chi all’infanzia ha rinunciato,

un po’ per stile di vita, difficilmente per volere, probabilmente per non sapere.

Restano, le parole con te scambiate.

Resti, nella mia memoria e nella mia fantasia, luogo in cui ti cerco ancora.

Ti riconosco oggi dentro ad una fotografia

che ti ritrae mentre vai via. Chissà, forse in cima a quella collina

laddove mi hai detto di abitare.

Le stesse colline in cui memorie e verità si lasciano frugare.

Resta e Penetra.

In mezzo al traffico della Capitale.

Sento il cuore battere forte, un’intera melodia accompagnerà il mio lungo varco.

Non riesco a descriverti,

rivedo i miei occhi lucidi di quando ti ho incontrata,

gli stessi, quando ancora oggi ti ricordo.

Quando vista da lassù sembravi ricoperta di neve in piena estate.

Penetra.

Dentro a quel mondo che non si lascia dire addio ma solo a presto,

perché è impossibile andare via da te senza pensare di non ritornare.

Si resta ancorati alla tua magia e alla tua malinconia.

Mi muovo verso il prossimo territorio,

ma è ancora un’altra storia, ci sono altresì nuove forme,

certamente significanti ma al tempo stesso distanti.

Su quel lago mi sono fermata a riflettere e in un attimo

mi sono spinta in un luogo dove la musica arriva dalle persiane

e si lancia sull’asfalto, costringendoti a guardare in alto.

E tutto ciò resta incantevole.

E’ stato un lungo viaggio.

Di quelli che ti insegnano che l’uomo per poter vivere ha bisogno di conoscere

e che per poter conoscere gli uomini hanno bisogno di vivere.

Quel che il presente oscura,

resta e penetra oltre il percettibile.

Perché rammentare è cosa giusta,

perché per curare

si ha bisogno di ricordare>>.

2 commenti Aggiungi il tuo

    1. SenzaAlcunaLogica ha detto:

      Grazie di cuore Giada, davvero! ♥️

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...